Niente di nuovo sotto il sole GRECO

La Grecia è stata in situazione di fallimento per oltre il 50% della sua storia, dal momento della sua indipendenza nazionale, avvenuta nel 1830!

Infatti, la guerra per l’indipendenza dall’impero ottomano (18211832) non era ancora finita che, già nel 1826, Atene dovette dichiarare default; allora, il primo creditore a restare col cerino in mano fu la Gran Bretagna, che sull’indipendenza greca aveva investito soprattutto finanziariamente; neppure 30 anni dopo finì la guerra di Crimea, nella quale la Grecia aveva sostenuto la Russia, poi perdente, e il porto del Pireo fu occupato da inglesi e francesi, per regolare le pendenze finanziarie: se Atene non avesse acconsentito all’istituzione di una commissione sulle proprie finanze disastrate, le due potenze europee non avrebbero sgomberato il porto occupato. Un commissariamento in stile Troika, dunque: ante litteram. In quell’occasione, grazie a un gioco di sponda con Mosca, che oggi a Tsipras non è riuscito malgrado gli ammiccamenti con Putin, fu attivata una vera e propria supervisione finanziaria di Londra, Mosca e Parigi. La Troika di allora disse che le agenzie governative non riuscivano a far pagare le tasse (1857); ma 50 anni dopo, nei documenti diplomatici, venivano descritti gli esattori costretti a fuggire colle vesti stracciate e le spalle ammaccate, inseguiti dai greci del Peloponneso (1895). La Grecia non si aiutava da sola, tra una pubblica amministrazione irriformabile e un apparato produttivo insignificante (nel 1870 l’uva sultanina valeva la metà dell’export).

Non che i creditori escano immacolati da queste vicende: la Germania accusava la Grecia di violare i diritti delle genti, ma poi il Kaiser Guglielmo II andava ad Atene per vendere armamenti; Londra occupava il Pireo, ma speculava sul rischio default con la sua banca Hambro & Son.

Unica certezza: c’è vita dopo il default.

Perfino dentro l’euro, dunque. A lunedì l’ardua sentenza.

odisseo testa odisseo logo tsipras

Testo tratto dall’articolo del 27.06.2015, pubblicato su Il Foglio in prima pagina, per recensire un pamphlet di Alessandro Albanese Ginammi e Giampaolo Conte, ricercatori di storia all’università Roma Tre: “L’Odissea del debito”, edibus edizioni.

Antimafia… ma non per tutti!

Sabato 27, la buona azione [Albenga,p.Tortora]. Venerdì 26.06.2015, la mala azione: intervento al convegno dei Giovani Democratici a Diano Marina, alla presenza di due campioni dell’antimafia. GDlegalitàDiano

NB: Via Lombardi e Rossignoli (sala Don Piana!) è quasi introvabile; ma forse non garbava, ai Giovani piddini, dichiarar esplicitamente: Presso le Opere Parrocchiali. Sui giornali, e su Imperiapost, SanremoNews…, l’annuncio è stato reiterato: ‘Legalità nel Ponente ligure, i GD incontrano i parlamentari Donatella Albano e Davide Mattiello, entrambi in Commissione Antimafia; la Albano, di Bordighera, diventò senatrice dopo essersi opposta, come consigliere comunale, a una sala giochi; Mattiello fu membro dell’ufficio di presidenza di Libera-Contro tutte le mafie fino al 2012′. Ecco il volantino distribuito da Gian Piero Buscaglia, dopo un intervento composto ma tagliente [non è mancata la domanda diretta: ‘Scusate il francesismo, ma perché Mattiello e Libera hanno cacato un Pino Masciari e non un G.P.Buscaglia?’. Nessuna risposta, ovviamente, salvo un vago cenno, contraddittorio, alla necessità di una rete sociale (?)].

ANTIMAFIA: Vengo anch’io? No, Tu no.

@ Davide Mattiello: da lui mi mandò Don Luigi Ciotti, dopo aver ascoltato – e benedetto (!) – la mia storia; Mattiello era, allora, presidente di A.C.MO.S. [Aggregare Coscientizzare Movimentare Socialmente], una delle 1.000 associazioni di LIBERA: finì che le sue suffragette, da cui era circondato, mi liquidarono con un fantastico ‘Ma noi ci occupiamo dei morti, mica dei vivi!‘. Amen. Non mi restò che rispondere, con sarcasmo: ‘Ah, be’, allora ripasso DOPO!‘. Più tardi, Egli diventò presidente di Libera Piemonte, poi del blog ‘Benvenuti in Italia-Osservatorio sulla legalità': a forza di coscientizzare arrivò in Parlamento col Pd, e ora nella Commissione Antimafia. Lo reincontrai in compagnia di Pino Masciari, muratore calabrese che pagava il pizzo; fatto il passo più lungo della gamba, costui fallì e incolpò, facendone i nomi, i suoi taglieggiatori, divenendo, così, un collaboratore prezzolato di giustizia, scucendo miliardi alla Stato e guadagnandosi gli onori dei grillini (Meetup), fino a ottener varie cittadinanze onorarie; con Libera ci fece un libro, e fu portato ad es. d’eroismo antimafia, a spasso per l’Italia; contattai Masciari e riuscii a raggiungerlo sul palco, venendo presentato come un altro che lavorava in polizia e…, ma non appena dissi che io la mafia l’avevo trovata proprio DENTRO la polizia, mi strappò il microfono di mano, e così sia. In effetti, se la polizia era quella che gli aveva dato i miliardi, mica poteva tradirla così!

@ Donatella Albano: Lady Coraggio, Senatrice Antimafia! Da impiegata Cia (agricoltori), diventò consigliere comunale Pd e si oppose alla sala giochi dei F.lli Pellegrino; in seguito, Bordighera e Ventimiglia furono commissariate per mafia, e Lei entrò in Senato col Pd; ridimensionate o smontate le accuse [assolti l’ex sindaco di Bordighera e Scullino di Ventimiglia, smussata l’aggravante mafiosa agli stessi klan Pellegrino-Marcianò], la Albano resta, tuttavia, Sen.Antimafia e LadyCoraggio (e nonna, i giornali ce lo segnalano). Provai a contattarla, ma il Pd bordigotto non si fidò: del suo cellulare ebbi le prime cifre, ma non l’intera sequenza (!). Be’, tutto non si può avere!

@ Claudio Fava: figlio del giornalista martire Giuseppe Fava [I Siciliani], fu portato da SEL a Sanremo, Federazione operaia di Via Corradi, a un incontro pubblico a cui partecipai, che però si chiuse  all’improvviso alle 23 in punto, senza spazio alcuno alle domande dei presenti; in seguito, a un convegno valdese su Placido Rizzotto, incontrai un tale che ricordava l’episodio, e disse d’aver chiesto, a suo tempo, spiegazioni agli  organizzatori sinistri della conferenza ‘Come mai avete chiuso in fretta e furia, senza dar spazio al pubblico? Eppure erano solo le 11!‘. Disarmante risposta: ‘Perché nel pubblico c’era un rompicojoni che stava per intervenire!‘. GULP! Quel potenziale disturbatore ero io! Non solo non avrei osato dirlo, ma neppure pensarlo! Altro giro, altro convegno, stavolta a Ventimiglia Alta, con Christian Abbondanza: spalleggiato da un prof (Michele Basso), riuscii a parlar brevemente, ma alla mia successiva richiesta di contatto col Circolo Sel/Ventimiglia, ottenni soltanto vaghi dinieghi o dilazioni da parte del Direttivo Circolo Sel Intemelio (Giuseppe Picchianti); l’ultima cosa che so di Picchianti è che, per comodità sua, mi definì un mitomane con altri esperti d’antimafia come Alternativa Intemelia, ma le mie proteste con il medesimo gruppo (Jacopo Colomba) sono rimaste lettera morta. Pure Fava ha fatto parte della Commissione antimafia.

@ Anna Canepa: Magistrato antimafia, membro della Direzione nazionale antimafia, figlia del mio ex Avvocato di Ventimiglia negli anni ’80 [contro lo IACP d’Imperia e l’imprenditore siculo Francesco Filippone, personaggio in odore di mafia: in epoca Teardo vinceva appalti pubblici a gogo, e in questura gli davamo pure licenza d’acquisto esplosivo (con lo sconto: pagava il rilascio ma non i rinnovi, cosicché risultava sempre intestatario di 100kg di tritolo e mai dei 150-200 successivi; lo Stato dava dell’esplosivo a un mafioso? Vuoi vedere che i miei guai iniziarono lì, avendo segnalato la cosa ai miei Superiori in questura/prefettura?)]. La Canepa la si incrocia spesso in convegni pubblici, a Ventimiglia, a Genova e un po’ ovunque. Alcuni anni fa, trovandomi nella mia città (Alessandria), nel giorno del mio compleanno, partecipai a uno di essi, in sede universitaria; fra vari interventi autoreferenziali, il mio fu certamente più polemico, osando contestar la contrapposizione manichea fra uno Stato buono che combatte la mafia cattiva (ma insinuando quanto appunto si può dedurre dalla mia esperienza di vita vissuta: la mafia DENTRO il Ministero Interno, dove ho lavorato per oltre 20 anni). Nella pausa-rinfresco (i lavori sarebbero proseguiti dopo l’assaggio di pasta antimafia, olio antimafia…), mentre mi avviavo pacifico assieme a tutti gli astanti, fui afferrato dal body guard della Canepa (probabilmente sollecitato dalla Stessa, seccata dalla mia presenza di guastafeste antiretorica), identificato, invitato a uscire: ‘Quella è la porta!‘, mi intimò il polismano trascinandomi di peso verso l’uscita, nello stupore generale; stupore generale ma non di Libera, che chiamò la polizia, negò la natura pubblica dell’incontro (era annunciato sui giornali!) e, in seguito, incalzata dai radicali di Torino sul suo comportamento non certo garantista, si offrì di fornir il verbale Digos (!), mostrandosi indispettita – Lei, Associazione Antimafia – dal mio atteggiamento disturbatore persecutorio: fu quello l’unico interesse che Libera/Associazione Antimafia abbia mai manifestato nei confronti della mia storia.

Ora, CONCLUDO: Pazienza per l’indifferenza del singolo cittadino (affaccendato in faccende sue, come tutti), pazienza per l’indifferenza interessata dell’Istituzione Ministero Prefettura Questura [E che? Mica possono strapparsi le vesti e i capelli dicendo che Sì, Buscaglia ha ragione, dice il Vero, e i sozzoni siamo Noi!], ma almeno i mestieranti dell’antimafia potrebbero, nel dubbio, ascoltare e mostrar di voler approfondire il racconto drammatico, ed eccessivo, della mia vicenda, anziché sorriderne allegramente, come sono soliti fare noti esponenti di Libera locale, a partire dall’ineffabile Matteo Lupi, già CESPIM, già SPES/Ventimiglia, già LIBERA Liguria e… AD MAIORA!

Grazie per la cortese attenzione. Gian Piero Buscaglia, Associazione Radicale GRAF, postagraf@gmail.com, 3297216116 , 0183780336, Via C.A. Dalla Chiesa 27, IMPERIA


GD im a Diano Il 1° a sx (per chi guarda) è il segretario dei GD-IM; Mattiello è quello con giacca scura e pizzetto; accanto a lui la Sen.Abano; il penultimo a dx è Mannoni, segretario Pd-IM; in 2^ fila, 4^ figura da dx, Maura Orengo, attuale presidente Libera/IM, Associazione culturale Apertamente, già con me sul palco di Beppe Grillo nel 2007. – Particolarmente AUTORITARIO l’atteggiamento di Mattiello: richiama i presenti (compreso il povero adulto indaffarato che trattiene la nipotina), non tollera brusii o piccole distrazioni mentre Egli parla o reclamizza il suo libro (14€); cita anni lontani (Bruno Caccia fu ucciso nel 1983) e pronuncia parole evocative (tritolo): Chissà perché, quando pure io parlo di quegli anni. e di quegli argomenti, mi sento ribattere (da Maura Orengo a Camporosso, lo scorso autunno) che… ormai occorre guardar avanti [=rassegnarsi & dimenticare, anche per non disturbar il ridicolo manicheismo di quelli che oggi sono Campioni di Solidarietà ma ieri erano sindacalisti Cgil Cisl Uil Siulp Silp…, poi riciclatisi in Rifondazione (al congresso provinciale 1999 additai pubblicamente Vittorio Caccavari, ex Cgil/statali, e Giuseppe Famà, ex segretario Siulp/IM quando io e la mia famiglia fummo costretti a fuggire a Alessandria), nel Pd e nella Sinistra moralista in genere, per la quale… ‘ste robe so’ scomode e vecchie, so’ scheletri nell’armadio della Grande Sinistra Buonista, fanno il gioco della Destra reazionaria, ed io, che mi ostino a rinvangarle, sono un Nemico del Popolo]. Chissà perché, nessuno mi ha chiesto di partecipar alla foto-ricordo dell’evento dianese! Il mio volantino è firmato, contiene ogni recapito possibile: perché, allora, ho la sensazione che nessuno mi chiamerà mai per… saperne di più? Nessuno dei presenti lo ritiene un Dovere? Neppure Mattiello, così SEVERO, che pure ammette d’avermi conosciuto, ammette d’aver presente la mia storia (ma, da quando ci frequentammo, lui è andato in Parlamento; io ho perso tutto: non ho più stipendio né pensione né famiglia), però NON risponde alla mie domande (con Masciari mi ignorò) e non replica alle mie accuse, né mostra preoccupazione verso il rischio che qualcuno se ne curi. Sa perfettamente che MAI nessuno lo chiamerà a rendere conto: certo, nessuno del suo partito, nessuna Autorità morale, da Don Luigi Ciotti al Padreterno.

Ps: scordavo di citare i nomi dei miei Superiori dell’epoca. Rimedio subito: Dr Elio Maria Landolfi, capo gabinetto prefettura Imperia, poi viceprefetto, poi prefetto a Arezzo e dirigente generale al Ministero; Dr Cesare Palumbo, vicequestore, dirigente polizia amministrativa, responsabile di quell’ufficio licenze dove si beneficiava il mafioso Filippone; Dr Achille Lizza, capo gabinetto questura, Dr Natale Molon, vicequestore vicario; Dr Sergio Pasca, vicequestore e colonnello all’ex Comando Gruppo, poi ufficio personale; Dr Alessi, vicequestore, capo della Squadra Mobile, arrestato per spaccio di droga (!); Dott.ssa Giuseppa Di Santo (in arte, Giusy D’Isanto), dirigente polizia giudiziaria dove fui tumulato in un ufficio sinecura (cessione fabbricati: compilavo cartoncini che poi venivano gettati, poiché le generalità erano inserite al COT), dopo la mia subitanea defenestrazione dall’ufficio licenze (fui trasferito da un giorno all’altro, tramite un ordine scritto vergato su un pudico foglio di carta velina); Dr Pierangelo Petronio, dirigente Digos e, talora, capo gabinetto questura (mi sottopose a… sommarie informazioni testimoniali, per un ritardo di dieci minuti nel giorno – trafficato – di S.Leonardo patrono). Last but not least, Dr Gaetano Spirito, prefetto di Imperia e onesto Servitore dello Stato: fu forse l’unico a mettersi di traverso, facendomi avvertire del pericolo incombente, prima tramite l’Avv,Florino/Sarni, poi con una serie di messaggi velati, infine procurandomi una sorta di programma di protezione (che però non poteva assolutamente esser portato alla luce del sole, salvo sputtanamento del ministero stesso: la polizia non poteva ammettere che stava proteggendomi dal lato oscuro di se stessa!).

I sindacalisti coinvolti: oltre a Giuseppe Famà (Siulp) e Vittorio Caccavari (Cgil) [già citati], è giusto menzionare Francesco Pullia (Cisl), Mario De Grado (Cisl), Caprile (Cisl-Siulp), Osvaldo Favale (Cisl), Orlando Botti (Siulp), Italo Castelli (Uil), Michele Annunziata (Cisl Nazionale Ministero Interno), altri della Cisl locale e ligure: Alessandra Lorenzi, tale Vicedomini, Maria Teresa Ricca, etc. Fra gli omertosi è d’obbligo citare Nespolo (Cisl Alessandria), Mauro Buzzi (Cgil Alessandria: informatosi sul mio conto presso il Sindacato di Imperia, sentenziò: “Dici il vero, ma ormai sei troppo squalificato; e, comunque, non conviene neppure a Te che quella storia torni a galla!”). Già ma proprio il Sindacato contribuì a squalificarmi, anziché svolgere il proprio ruolo di difensore dei diritti e della Dignità…

IL CLIMA: Quando chiesi al Dr Angelo Sanna, vicequestore e capo gabinetto della questura alessandrina, di affidarmi qualche mansione decente (“Venendo via da Imperia ho voluto far intendere che ho voltato pagina; ora, quindi, non fatemi fare l’eterno scrivano, sottoposto a un appuntato malgrado il mio 7° livello; è mio diritto, e poi, se no, cosa sono scappato a fare?”. Esplicita, tranchant la risposta del vicequestore Sanna (che non era un Mistico): “Busca’, ma quali diritti, quali mansioni! Si ricordi che, se Lei è in vita, è perché le viene concesso!”.

Però!

Albenga, 27.06.2015: Piazza Enzo Tortora

Il Centro Pannunzio del Ponente ligure ha inaugurato una nuova piazza, in centro città e non lontano dalla stazione ferroviaria, intitolandola a Enzo Tortora. Con Francesca Scopelliti e Pier Franco Quaglieni, dal mitico inviato Gian Piero Buscaglia del G.R.A.F. – Gruppo Radicale “Adele Faccio” (parole di Silvja Manzi dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta di Torino, che ha gentilmente postato su facebook le foto inviatole via whatsapp).

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Da SavonaNews: Intitolazione della Piazza alla memoria di Enzo Tortora. Quaglieni: “Tortora è un forte richiamo all’idea di legalità e di giustizia rispettosa dei diritti dei cittadini”. E’ stato ufficialmente inaugurata ieri pomeriggio, ad Albenga, Piazza Enzo Tortora: un’iniziativa per commemorare il giornalista, vittima di un grave caso di malagiustizia; nel 1983, egli fu infatti accusato ingiustamente di associazione camorristica e traffico di droga. Soltanto Marco Pannella scelse di candidarlo al Parlamento Europeo; eletto, Tortora rinunciò al seggio per tornare in Italia e affrontare il processo, rinunciando – secondo la sapiente regia radicale – a ogni privilegio. La decisione di dedicargli una piazza fu deliberata con voto unanime del Consiglio Comunale, durante l’amministrazione del Sindaco Antonello Tabbò e intitolata dal sindaco Rosy Guarnieri. All’evento hanno preso parte tutte le autorità: la Senatrice Francesca Scopelliti, compagna di Tortora, il sindaco Giorgio Cangiano, e il Prof. Pier Franco Quaglieni, che ha tenuto l’orazione ufficiale. All’indomani dell’inaugurazione il Presidente del Centro Pannunzio esprime il suo pensiero: ”L’inaugurazione di questa piazza dovrebbe indurre altri centri della Riviera e dell’entroterra ligure a ricordar nella loro toponomastica il ligure Enzo Tortora che di recente Roberto Saviano ha definito una figura che rappresenta all’intero Paese, al di là delle appartenenze politiche. Tortora, prosegue Quaglieni, è anche un forte richiamo all’idea di legalità e di giustizia rispettosa dei diritti dei cittadini. Le sue dimissioni dal Parlamento europeo per non sottrarsi a una condanna ingiusta a 10 anni di carcere è un esempio di un’altra Italia, quasi risorgimentale, in cui il senso dello Stato e delle istituzioni è assoluto”. “Ad Alassio il Sindaco Marco Melgrati aveva avviato un procedura di intitolazione che si è persa per strada quando fu eletto in Consiglio Regionale; G.B. Cepollina propose al Sindaco di Loano un ricordo tonomastico di Tortora, ma, incredibilmente, la commissione bocciò la proposta. Anche Savona potrebbe dedicare un po’ di attenzione a Enzo Tortora”. Il Centro Pannunzio lancia un appello perché il ponente ligure non lasci cadere l’esempio di Albenga, dove un intero consiglio comunale, con voto bipartisan, seppe andar oltre le divisioni politiche e i Sindaci Tabbò, Guarnieri e Cangiano hanno saputo realizzare una piazza Tortora, omaggio davvero significativo nei suoi confronti”, conclude Quaglieni.

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Gian Piero Buscaglia e Nicola Ramella si sono recati ad Albenga in moto, poiché la linea ferroviaria era interrotta dalla improvvisa caduta di un muro di una palestra scolastica (!): povera Liguria! Le case crollano anche quando non piove, anche senza movimenti franosi… Utile, comunque, il nuovo incontro fra i radicali del GRAF (della delegazione faceva parte anche Gianni Donaudi di Imperia) e il Prof Quaglieni (già conosciuto a Torino in occasione degli 80 anni di Pannella), oltre che con la sempreverde Senatrice Scopelliti.

“A Imperia raccolta firme dei Radicali per il riconoscimento di Rom e Sinti”

“A IMPERIA E VENTIMIGLIA RACCOLTA FIRME DEI RADICALI PER IL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI DI ROM E SINTI”

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rom sinti graf sec imperia me 8-4-15 pg16

articolo pubblicato dal Secolo XIX – Imperia mercoledì 8-3-2015 http://www.sanremonews.it/2015/04/08/leggi-notizia/argomenti/altre-notizie/articolo/ad-imperia-e-ventimiglia-raccolta-firme-per-il-riconoscimento-di-rom- http://www.imperiapost.it/103807/mercoledi-8-aprile-giornata-internazionale-dei-rom-e-dei-sinti-a-imperia-un-banchetto-di-ra

il GRAF per i ROM: controcorrente, sempre!

OTTO APRILE, GIORNATA INTERNAZIONALE delle POPOLAZIONI ROM e SINTI, istituita dall’ONU nel 1979.

Raccolta firme dei radicali a IMPERIA (8/4, h.9-13, Via S.Giovanni, Oneglia) e a VENTIMIGLIA (8/4, h.14-16, Via Repubblica ang.Via Roma).

logoROM se mi conosci mi rispetti

Con l’aria che tira, sembra quasi una provocazione; e in parte lo sarebbe, se non fosse che ROM e SINTI sono la più grande minoranza europea, oltre 12 milioni di persone distribuite in tutti i Paesi; non hanno Patria (il che significa che non hanno mai fatto guerre per rivendicare una Patria); sono, semplicemente, Cittadini del luogo nel quale vivono: un perfetto POPOLO EUROPEO, eppure sono il popolo più discriminato d’Europa, considerati spesso come la feccia della società. In Italia sono circa 150.000, per metà cittadini italiani, ma considerati estranei, nomadi, non omologatiQuando si parla di Shoah difficilmente si ricorda che anche Rom e Sinti furono sterminati sotto il nazismo e che quel genocidio riguardò ben 500mila persone; i Rom lo chiamano porrajmos = divoramento. Purtroppo, quella persecuzione razziale non è finita con la guerra e proprio oggi torna ad assumere aspetti che ci fanno inorridire ma dei quali pare esserci ben poca consapevolezza istituzionale.

Contro tale discriminazione, pregiudizio e odio, Noi radicali abbiamo avuto nelle nostre fila uomini come Paolo Pietrosanti, che nel 1993 fu rappresentante Onu dell’Unione Internazionale dei Rom e, a partire dal 2000, ne fu Commissario agli Affari Esteri. In parlamento abbiamo sempre cercato di promuovere il riconoscimento della minoranza rom; nella scorsa legislatura presentando una proposta di modifica della legge 482/99 che, nel riconoscere le minoranze albanesi, catalane, greche, germaniche, slovene e croate e quelle parlanti francese, franco-provenzale, friulano, ladino, occitano e sardo, stralciò il riferimento alle minoranze sinte e rom, benché più di una proposta di legge abbinata ne tenesse giustamente conto. Oggi sosteniamo la proposta di legge d’iniziativa popolare Norme per la tutela e le pari opportunità della minoranza storico-linguistica dei rom e dei sintipresentata da un gruppo di cittadini italiani, in nome di 47 associazioni rom e sinte, il 15.05.2014 presso la Corte di Cassazione: per tutelare il patrimonio linguistico-culturale di tale minoranza (diritto allo studio, diffusione della cultura storico-letteraria e musicale); favorire la partecipazione attiva alla vita sociale, culturale e politica del Paese; diritto a vivere nella condizione liberamente scelta di sedentarietà o itineranza. Del resto, la Costituzione (art.3 e 6) prevede eguaglianza e pari dignità davanti alla legge, tutela delle minoranze, riconoscimento dell’identità culturale.

Adesioni: oltre a quella del PARTITO RADICALE e dell’USI (Unione Sindacale Italiana), prendiamo atto della formale, ufficiale condivisione di ben altre organizzazioni, quali Cgil, Arci, Prc, Uil, Sos Razzismo…; e di personalità come Marco Pannella, Rita Bernardini, Dijana Pavlovich, Giuseppe Civati, Furio Colombo, Paolo Ferrero, Dori Ghezzi (Fondazione Fabrizio De André), Curzio Maltese, Luigi Manconi, Moni Ovadia, Pino Petruzzelli, Barbara Spinelli, Alex Zanotelli…

SE MI RICONOSCI, MI RISPETTI! semiriconiscimirispetti@gmail.com

Inizia in tutta Italia la campagna per il riconoscimento della minoranza storico-linguistica dei rom dei sinti. IL GRUPPO RADICALE ADELE FACCIO – “GRAF” – PROMUOVE LA RACCOLTA FIRME ANCHE NELLA NOSTRA PROVINCIA: Imperia, 8/4, h.9-13, Via S.Giovanni, Oneglia; Ventimiglia, 8/4, h.14-16, Via Repubblica ang. Via Roma. Autenticatori: Antonio Russo e Silvia Malivindi, consiglieri comunali e grillini pensanti, non rampanti, tolleranti: li ringraziamo per la loro disponibilità.

Per il “GRAF”, Gruppo Radicale Adele Faccio:

Gian Piero Buscaglia, postagraf@gmail.com

cell. 329 72 16 116 , tel. 0183 780 336

https://grupporadicaleadelefaccio.wordpress.com/

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OTTO APRILE, GIORNATA INTERNAZIONALE delle POPOLAZIONI ROM e SINTI, istituita dall’ONU nel 1979. 

Raccolta firme dei radicali a IMPERIA (8/4, h.9-13, Via S.Giovanni, Oneglia) e a VENTIMIGLIA (8/4, h.14-16, Via Repubblica ang.Via Roma).

logoROM se mi conosci mi rispetti

Con l’aria che tira, sembra quasi una provocazione; e in parte lo sarebbe, se non fosse che ROM e SINTI sono la più grande minoranza europea, oltre 12 milioni di persone distribuite in tutti i Paesi; non hanno Patria (il che significa che non hanno mai fatto guerre per rivendicare una Patria); sono, semplicemente, Cittadini del luogo nel quale vivono: un perfetto POPOLO EUROPEO, eppure sono il popolo più discriminato d’Europa, considerati spesso come la feccia della società. In Italia sono circa 150.000, per metà cittadini italiani, ma considerati estranei, nomadi, non omologati. Quando si parla di Shoah difficilmente si ricorda che anche Rom e Sinti furono sterminati sotto il nazismo e che quel genocidio riguardò ben 500mila persone; i Rom lo chiamano porrajmos divoramento. Purtroppo, quella persecuzione razziale non è finita con la guerra e proprio oggi torna ad assumere aspetti che ci fanno inorridire ma dei quali pare esserci ben poca consapevolezza istituzionale.

Contro tale discriminazione, pregiudizio e odio, Noi radicali abbiamo avuto nelle nostre fila uomini come Paolo Pietrosanti, che nel 1993 fu rappresentante Onu dell’Unione Internazionale dei Rom e, a partire dal 2000, ne fu Commissario agli Affari Esteri. In parlamento abbiamo sempre cercato di promuovere il riconoscimento della minoranza rom; nella scorsa legislatura presentando una proposta di modifica della legge 482/99 che, nel riconoscere le minoranze albanesi, catalane, greche, germaniche, slovene e croate e quelle parlanti francese, franco-provenzale, friulano, ladino, occitano e sardo, stralciò il riferimento alle minoranze sinte e rom, benché più di una proposta di legge abbinata ne tenesse giustamente conto. Oggi sosteniamo la proposta di legge d’iniziativa popolare Norme per la tutela e le pari opportunità della minoranza storico-linguistica dei rom e dei sinti, presentata da un gruppo di cittadini italiani, in nome di 47 associazioni rom e sinte, il 15.05.2014 presso la Corte di Cassazione: per tutelare il patrimonio linguistico-culturale di tale minoranza (diritto allo studio, diffusione della cultura storico-letteraria e musicale); favorire la partecipazione attiva alla vita sociale, culturale e politica del Paese; diritto a vivere nella condizione liberamente scelta di sedentarietà o itineranza. Del resto, la Costituzione (art.3 e 6) prevede eguaglianza e pari dignità davanti alla legge, tutela delle minoranze, riconoscimento dell’identità culturale.

Adesioni: oltre a quella del PARTITO RADICALE e dell’USI (Unione Sindacale Italiana), prendiamo atto della formale, ufficiale condivisione di ben altre organizzazioni, quali Cgil, Arci, Prc, Uil, Sos Razzismo…; e di personalità comeMarco Pannella, Rita Bernardini, Dijana Pavlovich, Giuseppe Civati, Furio Colombo, Paolo Ferrero, Dori Ghezzi (Fondazione Fabrizio De André), Curzio Maltese, Luigi Manconi, Moni Ovadia, Pino Petruzzelli, Barbara Spinelli, Alex Zanotelli…

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Per il ‘GRAF’, Gruppo Radicale Adele Faccio:

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      “Evase da Marassi nel 2013, muore nel Carcere di Valle Armea Bartolomeo Gagliano”

      “LA MORTE PER SUICIDIO NEL CARCERE DI SANREMO DI BARTOLOMEO GAGLIANO”

      http://www.ilsecoloxix.it/p/imperia/2015/01/22/ARyz5gGD-bartolomeo_gagliano_carcere.shtml

      “IL CARCERE DI SANREMO AD ALTO RISCHIO”

      http://www.ilsecoloxix.it/p/imperia/2015/01/23/ARqL1GHD-carcere_rischio_sanremo.shtml



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