Della Vedova a Sanremo: giovedì 4.9.2014

Sanremo: giovedì tavola rotonda sulla condotta delle ostilità nei conflitti armati. All’evento, posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e il Patrocinio dei Ministeri della Difesa e degli Esteri, prenderà parte il Senatore Benedetto Della Vedova, Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri.
della vedova
La condotta delle ostilità è la caratteristica distintiva dei conflitti armati; le norme di diritto internazionale umanitario che regolano la condotta delle ostilità mirano a crear un adeguato equilibrio tra due principi: necessità militare e umanità. L’applicazione di tali norme è necessaria per limitar il disastroso costo umano dei conflitti armati, in particolare per evitar vittime civili, distruzione di infrastrutture civili, sfollamento di civili coinvolti loro malgrado nel conflitto. La 37^ tavola rotonda sui problemi attuali del diritto internazionale umanitario, in programma a Sanremo dal 4 al 6/9 all’Hotel Londra cercherà di rafforzare e chiarir la comprensione delle norme e la prassi inerenti la condotta delle ostilità; un impegno fondamentale per garantir che tali norme siano sempre rispettate, anche nel cuore del conflitto. La tavola rotonda, organizzata dall’Istituto di Sanremo insieme al Comitato Internazionale della Croce Rossa di Ginevra, si concentrerà in particolare sull’interpretazione corrente dei principi che disciplinano la condotta delle ostilità e di come sono o dovrebbero esser applicati anche alla luce degli sviluppi del conflitto, con l’obiettivo di identificar delle “lezioni” dai recenti conflitti armati guardando anche alle migliori pratiche nel campo della formazione. All’evento, posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e il Patrocinio dei Ministeri della Difesa e degli Esteri, prenderà parte il Sen. Benedetto Della Vedova, Sottosegretario agli Esteri. I lavori si avvarranno del contributo e dell’esperienza di esperti di diritto internazionale umanitario e professionisti provenienti da circoli accademici e militari di tutto il mondo impiegati in contesti operativi. La cerimonia d’apertura della tavola rotonda avrà luogo giovedì mattina alle 10 presso il Centro Internazionale Congressi del Grand Hotel Londra di Sanremo.
http://www.sanremonews.it/2014/08/30/leggi-notizia/argomenti/altre-notizie/articolo/sanremo-giovedi-tavola-rotonda-sulla-condotta-delle-ostilita-nei-conflitti-armati.html
b. della ved.
Nell’occasione, segnaliamo questo articolo – anche se di altro argomento – di Benedetto Della Vedova, apparso su La Stampa del 31.08.2014:
Marijuana, ecco perché allo Stato converrebbe legalizzarla (e tassarla)
Quello 0,1% in meno nel rapporto deficit/Pil che deriverà dai nuovi criteri Eurostat nel calcolo della ricchezza prodotta ogni anno, comprensiva dei proventi di alcune attività illecite, beneficerà l’Italia meno della media Ue. Saranno compresi solo scambi illeciti fondati su transazioni volontarie, come nel caso della droga e prostituzione, e non sulla coercizione, come l’estorsione. Questo ci ricorda che il consumo di cannabis è un pezzo della nostra economia. Si tratta di un mercato particolare, in cui l’economia legale [i redditi consumati in marijuana son di norma dichiarati e tassati] trasferisce risorse a quella illegale. Immagino le critiche e specifico: nessun giudizio positivo sul consumo di cannabis. Il punto è questo: per altri consumi nocivi come alcol e tabacco si è intrapreso da tempo un percorso diverso, quello dell’informazione, dissuasione, tassazione. Alcol e tabacco fanno bene? No. Provocano danni sociali e sanitari? Sì. Ma nessuno propone di consegnarne al mercato illegale la produzione e il commercio, cosa che avrebbe anche l’effetto di accrescere il prezzo e privar l’erario di entrate ingenti. La domanda: ha ancora senso lasciar che sia la criminalità organizzata a rifornir i 4,5 milioni di italiani consumatori di spinelli? Di recente l’Uruguay e gli Stati del Colorado e di Washington [Usa] han legalizzato produzione e vendita di marijuana per uso ricreativo oltre che terapeutico. Si è aperta una prima breccia nell’ordine proibizionista, è possibile iniziar a misurar gli effetti. In Colorado a giugno 2014, dopo 6 mesi dalla legalizzazione della vendita al dettaglio e 18 mesi dalla decriminalizzazione, gli incidenti d’auto non sono aumentati e i reati son persino diminuiti, secondo la polizia di Denver: non è stata necessariamente la legalizzazione a ridurre il crimine, ma di certo non ne ha prodotto un aumento. L’eliminazione delle pene detentive per piccoli reati connessi alla marijuana fa risparmiar al Colorado fra i 12 e 40 milioni di dollari l’anno, mentre il gettito fiscale della legalizzazione nei primi 6 mesi 2014 è stato superiore a 30 milioni di dollari, comprendendo la marijuana per uso medico. Per volontà referendaria, le entrate fiscali saranno destinate al sistema scolastico e alla sensibilizzazione contro l’abuso di stupefacenti. Per il piccolo Colorado [5 milioni di abitanti] la legalizzazione della marijuana ha rappresentato un business di quasi 1 miliardo di dollari sottratto all’economia criminale, con un potenziale di nuovi occupati di circa 10.000 unità, 2000 dei quali già realizzatisi secondo il Marijuana Industry Group Usa. Per l’Italia, grande 12 volte il Centennial State, parleremmo di numeri molto maggiori, significativamente positivi per i conti pubblici. Il libro bianco “Il mercato delle droghe: dimensioni, protagonisti, politiche”, a cura di Guido M.Rey, Carla Rossi, Alberto Zuliani, ha stimato il fatturato 2010 del narcotraffico in Italia in circa 24 miliardi di euro. Le analisi più recenti sul mercato dei soli derivati della cannabis portano a una stima di oltre 7 miliardi di euro annui. Oggi è possibile, più o meno approssimativamente, stimar il costo del proibizionismo sulla cannabis, dato dalla somma della spesa pubblica destinata all’attività di repressione e del mancato introito fiscale sulla produzione e sulla vendita. Legalizzando questo mercato -che è il più vasto in termini di consumatori e il meno problematico in termini sociali e sanitari- e imponendo una tassazione abbastanza alta da non promuover il consumo, ma non troppo da incentivar il ricorso al mercato illegale [in ipotesi, la stessa tassazione dei tabacchi: circa i ¾ del prezzo di vendita] lo stato risparmierebbe sul fronte della repressione e riscuoterebbe entrate oggi interamente assorbite dai profitti criminali. Si tratterebbe di grandezze molto importanti dal punto di vista economico e fiscale. E’ ovvio che tale “ricchezza” non sarebbe creata dal nulla -dal prossimo mese la troveremo contabilizzata nel Pil- ma sarebbe strappata alla criminalità e ricondotta a un regime legale, più compatibile e gestibile in termini politici e sociali. Tanto più che la repressione proibizionista -comunque la si voglia considerar in termini morali o di principio- non dà risultati positivi né sul lato dell’offerta, né su quello della domanda delle sostanze proibite. E non impedisce, ma favorisce l’inquinamento criminale dell’economia legale, attraverso l’utilizzo dei profitti illeciti e dell’enorme potere di controllo politico-territoriale delle narcomafie. La mia opinione è che di questo non solo si possa, ma si debba discuter senza pregiudizi.

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