Primarie a Genova: vince Doria, perde il Pd

Fra le due big litiganti del Pd, il sindaco Marta Vincenzi e la sen. Roberta Grimilde Pinotti, vince il terzo incomodo, Marco Doria, il Pisapia genovese sostenuto da Vendola: ma dietro la vittoria del Terzo Uomo non c’è la sceneggiatura di Orson Welles o Graham Greene, bensì una volontà popolare di cambiamento, in antitesi ai giochi di potere del Pd. Ecco Doria, in “Diamoci del Tu“: Per il Pd, l’ennesima legnata: alla vigilia del voto, il segretario regionale Basso e quello provinciale Rasetto si sono detti “pronti a dimettersi se vince Doria”. E adesso, poveri uomini? “Poche balle, se a Genova non vince una candidata Pd, ci metto poco a prender provvedimenti”: così Bersani. “Non succederà – assicurava Basso – perché noi siamo in grado di Vincere e Vinceremo! Se non dovessero farlo né Marta né Roberta, ognuno dovrà prendersi le sue responsabilità; loro due, certo, ma anche noi, gruppo dirigente: se vince Doria, per noi sarà inevitabile un passo indietro”.

È il modello Milano: dopo il disastro primarie (vinse Pisapia), il Pd lombardo vide le dimissioni immediate dei due segretari; così a Cagliari attorno al fenomeno Zedda. Genova ha deciso: se vince Doria, Rasetto e Basso daranno le dimissioni; poi Bersani respingerà quelle di Basso e lo nominerà commissario provinciale. La sorte di Rasetto è più delicata: ha sostenuto una delle rivali (Pinotti), è titolare della federazione. Basso, che pure si era adoperato per celebrar le primarie benché  Vincenzi fosse al 1° mandato,  ha tenuto un atteggiamento più cauto, arrivando a smentir l’Unità quando lo ha accostato alla senatrice; egli poteva rappresentare la quadratura del cerchio quando Vincenzi disse chiaramente: “Se si candida lui, faccio il passo indietro”. La mossa avrebbe sopito i maldipancia interni, ma Basso pose una condizione granitica: “Devo esser l’unico candidato Pd”. La Pinotti non si ritirò, né Roma si adoperò più di tanto; in questo atteggiamento defilato di Bersani & C., i genovesi troveranno modo per difendersi: un segretario provinciale è certamente responsabile di un tracollo, ma almeno quanto due candidate che hanno insistito e un nazionale che non ha risolto l’impasse. La guerriglia GE-RM sarà la 2^ parte della tragedia, da rinviar al dopo elezioni: se vincerà Doria, il Pd sentirà sulle spalle l’imperativo di lottare per non perder definitivamente la città; lo sosterrà pancia-a-terra per ritrovar l’autorevolezza necessaria per una agognata trattativa sui posti e sugli assessorati. Tale scenario imporrà al Pd una certa continuità; la soluzione del commissariamento di Genova affidato a Basso garantirà tutte le componenti. Vedremo.

E i radicali? Già, cosa fanno i radicali, con le loro facce stanche, sempre in cerca di una rissa o di un bazar? Ma cosa fanno i radicali quando arrivano nel porto, qualcuno è vivo per fortuna, qualcuno è morto, ci son due vedove da andare a visitar. Ma come fanno i radicali a riconoscersi sempre uguali, sempre quelli: intorno al mondo senza amore, come un pacco postale, senza nessuno che gli chiede come va, col cuore appresso a tre donne, tre donne* senza cuore, chissà se ci pensano ancora, chissà. Ma dove vanno i radicali, mascalzoni, imprudenti, con la vita nei calzoni, col destino in mezzo ai denti, sotto la luna puttana e il cielo che sorride, come fanno i radicali con questa noia che li uccide, addormentati sotto un ponte, in fondo a malincuore, sognano un ritorno, smaltiscono un liquore, affaticati dalla vita, piena di zanzare, che cosa gliene frega di trovarsi in mezzo al mare, a un mare che più passa il tempo e più non sa di niente, su questa rotta inconcludente da Genova a New York, ma come fanno i radicali a fare a meno della gente, e rimanere veri uomini, o no?

Eccoli, i radicali: quasi tre mesi di silenzio, senza riunioni, poi appare questo: Radicali, segnali di apertura per la Vincenzi: Alessandro Rosasco, di radicali italiani, si schiera con la Vincenzi: In questi anni ho condiviso in molte occasioni il suo operato [Secolo XIX, 8.2.12]

Stefano Petrella [rif. GRAF] è l’unico a reagire: La solita marchetta di Alessandro, stiamo arrivando a primarie e elezioni senza aver dedicato una sola riunione a discuterne. Complimenti a Radicali Genova*! Ma lo staff di Radicali-GE giustifica (!) e, tramite un probo vir, manifesta turbamento perbenista:  Nessuna marchetta, certi toni non li comprendo né li condivido. Petrella insiste, giustamente: “Ci sono le primarie (di coalizione, non del Pd), ci sono le elezioni, non c’è alcuna discussione, assemblea, riunione; ognuno va per conto suo, secondo convenienza; sarebbe da chiarire cosa pensiamo di candidati, schieramenti, praticabilità d’eventuali alleanze; la critica non va solo a Rosasco, ma anche a Marta[Palazzi] e quanti preferiscono proceder così, decidendo sempre in altra sede, ritenendo di non dover render conto a alcuno; non è vero che decideranno tutto a Roma, le decisioni saranno prese sulla base di ciò che sarà proposto: è almeno da dicembre che l’argomento sarebbe stato meritevole d’esser posto all’odg; non è accaduto perché ci sono 2-3 persone che credono di poter decidere per tutti: a me non sta bene. Sarebbero discorsi da affrontar in sede appropriata: che non ci sia tutto ‘sto interesse è vero, ma dipende dal fatto che tutti sono consapevoli di quanto poco spazio ci sarà e che le carte da giocare sono poche. Non mi pare che decida tutto Pannella, se no un anno fa non avremmo visto, in due città importanti, due operazioni assai diverse: lista Bonino-Pannella a Milano, Viale candidato nel Pd a Torino. Che ognuno vada per conto suo è poco serio, poco dignitoso: ma l’impressione è che l’attività sia stata sospesa proprio per agevolar ciò, e così ci facciamo tutti – ma più di tutti Radicali GE e i suoi organi dirigenti (di se stessi, forse) – una ben misera figura”.

La replica della Segretaria di Radicali GE è eloquente, connotativa: bla bla bla (!). Intanto, appare un altro comunicato, stavolta a nome di LèP: “In assenza del dr Belelli, impegnato all’Isola dei famosi (!), plaudo alla decisione dei Verdi-GE di presentar alle prossime elezioni un proprio candidato sindaco, in accordo con altre realtà territoriali; in tale direzione auspico un’azione comune di Verdi, associazioni radicali, comitati, movimenti: entrar nelle istituzioni (…) è un fine che  deve restar sempre vivo; non condivido la scelta di campo, seppure a titolo personale, dell’amico Rosasco a favore del sindaco uscente e quindi rivolta al passato; credo si debba far largo ai giovani: dovendo scegliere fra i candidati, Doria sembra troppo giovane, la Pinotti ha l’età giusta”. [NB: Doria ha 55 anni, Pinotti 50!] Ma occorre andar oltre (…), perciò credo che la scelta, difficile, di Verdi, Sole che ride e Radicali italiani sia l’unica possibile.

Insomma, un colpo di qua e uno di là: Franza o Spagna, pronti a saltar sul carro del vincitore; non a caso, la riunione è infine convocata per lunedì 13, the day after, a cose fatte. Ma l’imprevisto è in agguato: ha vinto il 3° incomodo; l’inseguimento ricomincia! Non si capisce perché abbiano voluto una nuova Associazione (LèP non è più riconosciuta; GRAF resiste come blog): con la scusa del Mago, prima hanno escluso le persone scomode (no m-list, no inviti, no avvisi per attività in zone ove operano altri militanti, neppure l’amicizia su facebook); ora non includono invocando impegni vari: master, concorso in carriera, tesi (refrain già usato alle Regionali).

Per ora, prendiamo atto delle novità: Vincenzi e Pinotti sconfitte. Solo chi cade può risorgere! Ma La caduta non è certo quella di Albert Camus:

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