Archivio per febbraio 2012

Primarie a Genova: vince Doria, perde il Pd

Fra le due big litiganti del Pd, il sindaco Marta Vincenzi e la sen. Roberta Grimilde Pinotti, vince il terzo incomodo, Marco Doria, il Pisapia genovese sostenuto da Vendola: ma dietro la vittoria del Terzo Uomo non c’è la sceneggiatura di Orson Welles o Graham Greene, bensì una volontà popolare di cambiamento, in antitesi ai giochi di potere del Pd. Ecco Doria, in “Diamoci del Tu“: Per il Pd, l’ennesima legnata: alla vigilia del voto, il segretario regionale Basso e quello provinciale Rasetto si sono detti “pronti a dimettersi se vince Doria”. E adesso, poveri uomini? “Poche balle, se a Genova non vince una candidata Pd, ci metto poco a prender provvedimenti”: così Bersani. “Non succederà – assicurava Basso – perché noi siamo in grado di Vincere e Vinceremo! Se non dovessero farlo né Marta né Roberta, ognuno dovrà prendersi le sue responsabilità; loro due, certo, ma anche noi, gruppo dirigente: se vince Doria, per noi sarà inevitabile un passo indietro”.

È il modello Milano: dopo il disastro primarie (vinse Pisapia), il Pd lombardo vide le dimissioni immediate dei due segretari; così a Cagliari attorno al fenomeno Zedda. Genova ha deciso: se vince Doria, Rasetto e Basso daranno le dimissioni; poi Bersani respingerà quelle di Basso e lo nominerà commissario provinciale. La sorte di Rasetto è più delicata: ha sostenuto una delle rivali (Pinotti), è titolare della federazione. Basso, che pure si era adoperato per celebrar le primarie benché  Vincenzi fosse al 1° mandato,  ha tenuto un atteggiamento più cauto, arrivando a smentir l’Unità quando lo ha accostato alla senatrice; egli poteva rappresentare la quadratura del cerchio quando Vincenzi disse chiaramente: “Se si candida lui, faccio il passo indietro”. La mossa avrebbe sopito i maldipancia interni, ma Basso pose una condizione granitica: “Devo esser l’unico candidato Pd”. La Pinotti non si ritirò, né Roma si adoperò più di tanto; in questo atteggiamento defilato di Bersani & C., i genovesi troveranno modo per difendersi: un segretario provinciale è certamente responsabile di un tracollo, ma almeno quanto due candidate che hanno insistito e un nazionale che non ha risolto l’impasse. La guerriglia GE-RM sarà la 2^ parte della tragedia, da rinviar al dopo elezioni: se vincerà Doria, il Pd sentirà sulle spalle l’imperativo di lottare per non perder definitivamente la città; lo sosterrà pancia-a-terra per ritrovar l’autorevolezza necessaria per una agognata trattativa sui posti e sugli assessorati. Tale scenario imporrà al Pd una certa continuità; la soluzione del commissariamento di Genova affidato a Basso garantirà tutte le componenti. Vedremo.

E i radicali? Già, cosa fanno i radicali, con le loro facce stanche, sempre in cerca di una rissa o di un bazar? Ma cosa fanno i radicali quando arrivano nel porto, qualcuno è vivo per fortuna, qualcuno è morto, ci son due vedove da andare a visitar. Ma come fanno i radicali a riconoscersi sempre uguali, sempre quelli: intorno al mondo senza amore, come un pacco postale, senza nessuno che gli chiede come va, col cuore appresso a tre donne, tre donne* senza cuore, chissà se ci pensano ancora, chissà. Ma dove vanno i radicali, mascalzoni, imprudenti, con la vita nei calzoni, col destino in mezzo ai denti, sotto la luna puttana e il cielo che sorride, come fanno i radicali con questa noia che li uccide, addormentati sotto un ponte, in fondo a malincuore, sognano un ritorno, smaltiscono un liquore, affaticati dalla vita, piena di zanzare, che cosa gliene frega di trovarsi in mezzo al mare, a un mare che più passa il tempo e più non sa di niente, su questa rotta inconcludente da Genova a New York, ma come fanno i radicali a fare a meno della gente, e rimanere veri uomini, o no?

Eccoli, i radicali: quasi tre mesi di silenzio, senza riunioni, poi appare questo: Radicali, segnali di apertura per la Vincenzi: Alessandro Rosasco, di radicali italiani, si schiera con la Vincenzi: In questi anni ho condiviso in molte occasioni il suo operato [Secolo XIX, 8.2.12]

Stefano Petrella [rif. GRAF] è l’unico a reagire: La solita marchetta di Alessandro, stiamo arrivando a primarie e elezioni senza aver dedicato una sola riunione a discuterne. Complimenti a Radicali Genova*! Ma lo staff di Radicali-GE giustifica (!) e, tramite un probo vir, manifesta turbamento perbenista:  Nessuna marchetta, certi toni non li comprendo né li condivido. Petrella insiste, giustamente: “Ci sono le primarie (di coalizione, non del Pd), ci sono le elezioni, non c’è alcuna discussione, assemblea, riunione; ognuno va per conto suo, secondo convenienza; sarebbe da chiarire cosa pensiamo di candidati, schieramenti, praticabilità d’eventuali alleanze; la critica non va solo a Rosasco, ma anche a Marta[Palazzi] e quanti preferiscono proceder così, decidendo sempre in altra sede, ritenendo di non dover render conto a alcuno; non è vero che decideranno tutto a Roma, le decisioni saranno prese sulla base di ciò che sarà proposto: è almeno da dicembre che l’argomento sarebbe stato meritevole d’esser posto all’odg; non è accaduto perché ci sono 2-3 persone che credono di poter decidere per tutti: a me non sta bene. Sarebbero discorsi da affrontar in sede appropriata: che non ci sia tutto ‘sto interesse è vero, ma dipende dal fatto che tutti sono consapevoli di quanto poco spazio ci sarà e che le carte da giocare sono poche. Non mi pare che decida tutto Pannella, se no un anno fa non avremmo visto, in due città importanti, due operazioni assai diverse: lista Bonino-Pannella a Milano, Viale candidato nel Pd a Torino. Che ognuno vada per conto suo è poco serio, poco dignitoso: ma l’impressione è che l’attività sia stata sospesa proprio per agevolar ciò, e così ci facciamo tutti – ma più di tutti Radicali GE e i suoi organi dirigenti (di se stessi, forse) – una ben misera figura”.

La replica della Segretaria di Radicali GE è eloquente, connotativa: bla bla bla (!). Intanto, appare un altro comunicato, stavolta a nome di LèP: “In assenza del dr Belelli, impegnato all’Isola dei famosi (!), plaudo alla decisione dei Verdi-GE di presentar alle prossime elezioni un proprio candidato sindaco, in accordo con altre realtà territoriali; in tale direzione auspico un’azione comune di Verdi, associazioni radicali, comitati, movimenti: entrar nelle istituzioni (…) è un fine che  deve restar sempre vivo; non condivido la scelta di campo, seppure a titolo personale, dell’amico Rosasco a favore del sindaco uscente e quindi rivolta al passato; credo si debba far largo ai giovani: dovendo scegliere fra i candidati, Doria sembra troppo giovane, la Pinotti ha l’età giusta”. [NB: Doria ha 55 anni, Pinotti 50!] Ma occorre andar oltre (…), perciò credo che la scelta, difficile, di Verdi, Sole che ride e Radicali italiani sia l’unica possibile.

Insomma, un colpo di qua e uno di là: Franza o Spagna, pronti a saltar sul carro del vincitore; non a caso, la riunione è infine convocata per lunedì 13, the day after, a cose fatte. Ma l’imprevisto è in agguato: ha vinto il 3° incomodo; l’inseguimento ricomincia! Non si capisce perché abbiano voluto una nuova Associazione (LèP non è più riconosciuta; GRAF resiste come blog): con la scusa del Mago, prima hanno escluso le persone scomode (no m-list, no inviti, no avvisi per attività in zone ove operano altri militanti, neppure l’amicizia su facebook); ora non includono invocando impegni vari: master, concorso in carriera, tesi (refrain già usato alle Regionali).

Per ora, prendiamo atto delle novità: Vincenzi e Pinotti sconfitte. Solo chi cade può risorgere! Ma La caduta non è certo quella di Albert Camus:

CINQUE ANNI SENZA L’ADELE

Adele, dal “portale storico” della Camera dei Deputati, Tu risulti così: Adele Faccio, nata a Pontebba (Udine) il 13 novembre 1920, deceduta il giorno 8 febbraio 2007; laurea in lettere, pubblicista.

VII Legislatura: Gruppo parlamentare del Partito Radicale, membro dal 5.07.1976 al 13.12.1978, vicepresidente dal 15.07.1976 al 21.04.1978, segretario dal 21.04.1978 al 13.12.1978;

VIII Legislatura: Gruppo parlamentare del Partito Radicale, membro dal 20.06.1979 al 11.07.1983;

X Legislatura: Gruppo parlamentare Federalista Europeo, membro dal 16.07.1987 al 18.04.1989; Gruppo misto: membro dal 18.04.1989 al 23.05.1990.

Di Te, noi ricordiamo il sorriso, la cultura, la capacità comunicativa immediata, e… qualche altra cosa degna di memoria: nipote della scrittrice Sibilla Aleramo, studiò Lingue all’università di Genova; partigiana sulle montagne della Liguria, fu poi docente a Genova e a Barcellona per 15 anni; chiamata a Milano all’ufficio Classici della Mondadori, vi restò finché, nel ’70, si ritrovò alla testa delle prime battaglie contro gli aborti clandestini, quelle lotte che finirono per portarla alla Camera dei deputati. Con tenacia e passione Adele Faccio si battè per cambiare la legislazione e modificare la cultura e il costume. “Fu l’alleata appassionata delle donne”,  scrisse in una nota la Lega per i diritti sessuali della Persona. Fu tra le radicali più intransigenti, pronta a farsi arrestare per affermare il diritto al divorzio e all’aborto, che all’epoca era un reato penale. Emma Bonino era con lei nella battaglia per i diritti civili: “Con Adele ho iniziato la mia militanza politica nella lotta contro l’aborto clandestino e le mammane; con lei sono entrata per la prima volta in Parlamento; ho condiviso con Adele aspre battaglie insieme a Marco Pannella, Mauro Mellini, Adelaide Aglietta, Gianfranco Spadaccia; di lei conservo un ricordo pieno di affetto e tenerezza”.

Guardate, infine, con quale “garbo” la combattiva Adele Faccio spiega le sue ragioni sulla libertà e sulla sessualità in una antica tramissione televisiva del 1976, in presenza di un giovane Marco Pannella (TRIBUNA POLITICA): http://www.youtube.com/watch?v=Aui8F9yU6GI

Citazione dall’intervista: La sessualità è qualcosa che nasce dall’individuo, è la base più profonda di ogni libertà; non esiste libertà che non passi dalla libertà sessuale…

Qualora il link non fosse inserito correttamente, sarà possibile riprovare qui: http://www.facebook.com/pages/Adele-Faccio/269559612932?sk=wall&filter=1 … o qui: http://www.facebook.com/gpbuscaglia

SANREMO: quel casino del CASINO’!

La notizia – Sanremo, 27.01.2012: arrestati 5 croupier e un controllore comunale del Casinò; indagini coordinate direttamente dal Procuratore della Repubblica, Roberto Cavallone. Nella notizia: croupier e capitavolo, profittando della confusione al tavolo da gioco, facevano scivolare le fiches in un foro, il ficheur*, dove erano poi prelevate dal controllore comunale (!) e rivendute ai clienti; i dipendenti sono stati inchiodati dalle telecamere interne: 7 episodi di furto, ma non è escluso che la prassi fosse ben oliata ed abituale; talora ciò avveniva in un breve arco di tempo: ad es. il 7.11 e il 15.12.11 erano spariti 2000€ in fiches da 500 nel giro di poche ore. *Il ficheur è uno strumento che separa meccanicamente le fiches in base al colore, alleggerendo il lavoro dei croupier e mantenendo i gettoni in ordine, pronti alle distribuzioni: in un video si vede un capotavolo recapitare le fiches di scarto (da 500€) al controllore comunale, che a sua volta le consegna a un cliente; controllore e capotavolo già citati in precedenti indagini: in un’intercettazione telefonica si sente il controllore chiedere alla propria compagna se il cliente avesse pagato il valore delle fiches consegnategli. “Abbiamo soltanto scoperto la punta di un iceberg” ha detto il Procuratore.

Il retroscena: Casinò di Sanremo,  30 anni di inchieste e retate, a partire dal 1981! Ripercorriamo la storia dei numerosi blitz compiuti nel corso degli anni al casinò; su tutti, la maxi retata dei primi anni ’80: il 1° blitz, quello più famoso, risale infatti al 26.01.1981, quando furono arrestati 50 croupier e altrettanti clienti; in tutto, 100 persone accusate di furto: un numero così alto di imputati… che fu necessario allestire una maxi sala giudiziaria ad hoc per fare il processo; con gran clamore mediatico, esso si tenne al Campo ippico del Solaro. La combine tra dipendenti e clienti era quella di far figurare false vincite; si ebbero molte condanne e qualche assoluzione; ma dopo diversi anni, alcuni croupier, a causa di errori procedurali del licenziamento, ottennero addirittura dei rimborsi fino a 500 milioni di lire!

MAURO MELLINI, senatore radicale, ironizzò: <<Se la serva si accorge che i suoi padroni sono dei ladri, fra sé finisce con l’esclamare “Allora, rubo anch’io!”>>. Mellini si riferiva all’arresto dell’intera giunta comunale di Sanremo, corrotta tout court dalla mafia (quella vera) per fare del casinò un centro di riciclaggio di denaro sporco.

Dopo 10 anni, 2° maxi blitz, 13.05.1993: stavolta, manette a 30 persone, 22 dipendenti del ramo chemin de fer, 5 controllori comunali, 2 ispettori amministrativi, un cassiere; associazione a delinquere, concorso in furto aggravato e continuato; dopo 15 giorni, 2 arrestati furono rimessi in libertà perché riconosciuti estranei alla vicenda; alla fine, condannati tutti i croupier tranne uno, assolti tutti gli altri; circa il modo in cui venivano sottratte le fiches, gli inquirenti parlarono di movimenti da prestigiatori. Seguirono poi episodi sporadici, relativi a singoli dipendenti. La cronaca più recente risale al settembre 2009 quando, con un blitz di minori proporzioni, a finire nei guai furono due dipendenti e un cliente accusati di furto aggravato di fiches.

Nella continua oscillazione fra gestione pubblica, privata e mista, ogni tanto ci si domanda: “Ma chi comanda davvero, dentro il Casinò? Forse, i Sindacati?“. Se gestione pubblica vuole dire corruzione, gestione privata significa mafia. Eppure, ogni tanto qualcuno si sveglia, immemore: “Il Casinò è un carrozzone elefantiaco e clientelare, che invece d’incassar denaro per il bene della città, si preoccupa di distribuir prebende ai soliti (pochi) noti, croupier, valletti, cambisti e perfino controllori comunali, debitamente legati a questo o a quel politico; è ora di dire basta a tale andazzo che, invece di portar benessere, ha ridotto il Casinò municipale di Sanremo a uno squallido Circo Barnum, dove non si capisce più chi siano i controllori e chi i controllati, dove periodicamente risuona il tintinnio delle manette giacché impiegati infedeli, croupier e controllori comunali, invece di fare il loro mestiere, si preoccupano di sottrarre quattrini alla collettività. Leggo che un tizio, arrestato in questi giorni, nel lontano 1981 era un semplice giocatore, una cosiddetta testa di legno che, malgrado avesse già rubato al Casinò, fu premiato con l’assunzione nel Corpo dei Controllori comunali: in tale veste è stato di nuovo arrestato con accuse analoghe a quelle della prima volta! Ciò significa che qualcosa non funziona nella politica sanremese, che finora ha tollerato in silenzio certi atteggiamenti.  Chiediamo che il Casinò Municipale diventi un’impresa normale, in mano a un imprenditore, senza partecipazione pubblica: un privato che rischia in prima persona sarà meno disposto a tollerare ripetute e periodiche ruberie”. Così l’assessore regionale Idv, Cascino, favorevole alla completa privatizzazione del Casinò, all’indomani dell’ennesima retata di polizia. Idem la Lega Nord e, forse, lo stesso sindaco Zoccarato, ormai deluso dai “suoi” stessi controllori (che, oltretutto, gli costavano 400.000€ all’anno).

DULCIS IN FUNDO, ecco una formidabile excusatio non petita da parte del Sindacato. Sanremo, 31.01.2012, dopo gli arresti dei giorni scorsi per i furti al Casinò, le precisazioni dello SNALC-CISAL: “Certa d’aver sempre svolto la propria attività nel rispetto delle leggi tutte e della legalità in genere (!), rappresentando la massima fiducia nell’operato della magistratura, la Cisal rende noto che qualunque accostamento, realizzato da chiunque e con qualsiasi mezzo, del presente Sindacato autonomo, e dei suoi rappresentanti, ai fatti oggetto d’indagine penale relativi a ipotesi di reato ai danni della casa da gioco sanremese, sarà oggetto di tutela nelle competenti sedi civili e penali stante la completa estraneità (!) a detti fatti”. Eh, ma certo! Chi mai potrebbe pensare il contrario? Chi mai oserebbe insinuare che proprio i sindacalisti…? Giammai! Fra loro, nessun venduto, tutti incorruttiBBBili! Sorriderebbe Flaiano: “In Italia non c’è soltanto chi è pronto a vendersi; taluni sarebbero perfino disposti a pagare… pur di vendersi!”.


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