Archivio per ottobre 2011

EUROPA INTERRUPTA: povera Europa delle polizie, ora pure “interrotta” per motivi di polizia!

Frontiera blindata fra Italia e Francia, lungo tutto l’arco alpino,  in vista del G20 che si svolgerà a Cannes il 3 e 4 Novembre 2011. Da domani la Francia chiuderà le frontiere con l’Italia, e i confini saranno presidiati dalle forze dell’ordine con una stretta cooperazione transnazionale. I controlli, iniziati lunedì scorso, mirano a evitar il transito dei black bloc (!) che potrebbero causar disordini durante l’incontro fra i potenti del mondo.  Sono già un centinaio gli agenti sulla linea di confine a Ventimiglia, nei vari valichi; tale numero crescerà progressivamente, arrivando a circa 300 uomini da domani e a 1.000 nei giorni del G20: giovedì e venerdì.

NB: una testimonianza in contro-tendenza. Qui a Ventimiglia saranno pure super-vigilati i passi di Ponte S.Luigi e S.Ludovico (sul litorale), ma proprio oggi siamo passati indisturbati dai posti di frontiera lungo la Val Roja (Fanghetto, Breil, Sospel). I temibili black bloc sono avvertiti: per aggirar l’Europa delle frontiere e delle polizie… basta percorrere qualche chilometro nell’entroterra! – Gian Piero Buscaglia e altri gitaioli della domenica

http://www.riviera24.it/articoli/2011/10/30/120720/vertice-del-g20-a-cannes-da-domani-confini-presidiati-dalle-forze-dellordine

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NON CI FACCIAMO MANCARE NIENTE: Imperia, pure un’autobomba in tribunale!

Imperia, 25.X.11: a 3 anni dai fatti, silenzio sospetto sull’autobomba in tribunale. Nel dossier antimafia sono citati tutti gli episodi attribuiti alla criminalità organizzata negli ultimi 10 anni; un elenco certosino, che non trascura i dettagli. Eppure, sulla vicenda più grave, cioè il fallito attentato del novembre 2008 contro il tribunale di Imperia con un’autobomba carica di gas disinnescata all’ultimo minuto, le relazioni degli investigatori tacciono. Non una riga, un cenno dell’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia, con la squadra mobile di Imperia e il servizio centrale operativo di Roma. Una dimenticanza che potrebbe indurre il neo prefetto Fiamma Spena a chieder spiegazioni. Oggi, di quei fatti, cioè di un ordigno rudimentale (ma funzionante) sistemato nel giorno dei defunti (2.11.08) nel parcheggio riservato a giudici e avvocati sotto le finestre di palazzo di giustizia, non si sente più parlare. La Dda ha chiuso la vicenda con un’archiviazione; idem per le procure, anche quella generale all’epoca interpellata. La ricerca dei possibili responsabili, dei legami di costoro con gruppi di stampo mafioso, così come ipotizzato 3 anni or sono, è lettera morta. La decisione di delegare alla Dda il delicato incartamento fu adottato dal procuratore capo, Bernardo Di Mattei. Gli atti erano stati raccolti presso la procura di Imperia dal sostituto procuratore Filippo Maffeo: davano per certa la pista dell’attentato contro i giudici. Alcuni elementi emersi dall’indagine e in particolare dai rilevamenti sull’auto e sulle bombole di gas che dovevano esplodere, i tempi e il modus agendi degli attentatori, avevano subito portato ad avvalorare tale ipotesi. Il pm Maffeo aveva seguito la pista di un avvertimento del sedicente agente segreto russo, Roman Antonov, poi condannato all’ergastolo per omicidio, nell’approssimarsi del processo in Corte d’Assise d’Appello. La squadra mobile e lo Sco si erano concentrati su altri casi giudiziari: il processo contro i mandanti del controllo dei locali della prostituzione in Riviera o gli sviluppi delle indagini su alcuni casi di violenza, minacce a mano armata. Tra questi anche il caso di Alberto La Gatta, detenuto per una serie di reati tra cui una gambizzazione, resosi latitante pochi giorni prima dell’attentato fallito. L’obiettivo della task-force messa in moto all’epoca era quello di dare al più presto precise risposte su un episodio che soltanto per un caso fortuito non ebbe tragiche conseguenze. Anche per questo motivo in città fece visita il procuratore generale di Genova, Francesco Lalla, che aveva incontrato i colleghi imperiesi e partecipato a un Comitato per la sicurezza convocato dal prefetto Maurizio Maccari. Tre anni di silenzio appaiono oggi più sconcertanti per via degli scenari che il flop investigativo offre. Fu fatta piena luce? http://www.ilsecoloxix.it/p/imperia/2011/10/25/AOBC9hGB-tribunale_sospetto_autobomba.shtml

NB: intanto, il Presidente del Tribunale, G.Franco Boccalatte, resta agli arresti domiciliari per corruzione in atti giudiziari…

“COSE DELL’ALTRO MONDO”: COSI’ SPARIRONO I VU’ CUMPRA’!

Come nel film di Patierno e Abatantuono, un giorno… tutti gli immigrati del mercato di Ventimiglia (IM) scomparvero all’improvviso, senza più tornare. Opera delle forze dell’ordine? Macchè! “Merito” di CHI DAVVERO CONTROLLA IL TERRITORIO…
Dossier antimafia: Criminalità organizzata contro vu’ cumprà delle false griffe,
patto fra boss calabresi e marsigliesi per allontanar i venditori ambulanti abusivi dal mercato del venerdì; accordo fra boss: Giovanni Tagliamento, re della contraffazione, vicino alla camorra napoletana, e Peppino Marcianò, principale referente della ‘ndrangheta calabrese nell’estremo ponente. Ipotesi suffragata da vari elementi di fatto, emersa nella relazione della commissione parlamentare antimafia, riunita a Genova sotto la presidenza di Beppe Pisanu. In essa: a) patto di non belligeranza tra membri delle varie cosche dell’estremo ponente, affiliati a camorra, ‘ndrangheta e, notizia degli ultimi mesi, pure alla mafia siciliana; b) espliciti contatti d’amicizia tra Tagliamento e Marcianò, uniti dal tacito accodo di non pestarsi i piedi a vicenda. Dopo la fuga in Costa Azzura, il 1° avrebbe incontrato a Mentone, grazie alla mediazione del 2°, un altro esponente di spicco della criminalità calabrese: Teodoro Mazzaferro, cosca Piromalli. Obiettivo: riprender il mercato del traffico degli stupefacenti e della merce contraffatta, giro d’affari di svariati milioni l’anno, ormai passato in mano a nordafricani e senegalesi. In tale contesto (estate 2006) sarebbe maturato il patto anti vu’ cumprà: dalla vicina Francia, il boss napoletano doveva metter ordine negli affari di famiglia, con il fratellastro Alberino, altro big indiscusso della contraffazione; e da parte sua, la criminalità calabrese doveva porre fine all’assedio settimanale delle forze dell’ordine che, per placar le ire dei commercianti [per lo più massoni, ndr], avevano istituito continui blitz e intervenivano ogni venerdì. In quei giorni, nella città di confine vi erano molte decine di venditori abusivi senegalesi, accampati perfino davanti al municipio; il venerdì, poi, erano centinaia, promotori di un vero e proprio mercato parallelo sul lungo Roja, finito alla ribalta sui quotidiani di mezza Europa. Malgrado un blitz in grande stile, organizzato quando ormai non si trovava più una falsa griffe neanche a pagarla oro, nessuno era mai riuscito a spiegar come, all’improvviso, fossero semplicemente spariti da un giorno all’altro; e soprattutto come mai non fossero mai più tornati, benché ricercatissimi dai francesi. L’ipotesi è che quel rendez vous del 2006 a Mentone abbia permesso di siglar un patto preciso: la contraffazione sarebbe rimasta nelle sole mani dell’esponente dei clan napoletani, a patto, però, che la vendita si fermasse a Sanremo, per liberar Ventimiglia dall’assedio delle forze dell’ordine. http://www.ilsecoloxi…
http://www.ilsecoloxi… (riunione segreta fra cosche: notizia tratta dal rapporto dei Carabinieri da cui ebbe origine il commissariamento del Comune di Bordighera. NB: il prefetto era contrario, aveva minimizzato)
http://www.riviera24…. (il procuratore Scolastico, Dda Genova, avvalora le peggiori interpretazioni, fornisce le prove, spiega l’organigramma delle cosche)
http://www.sanremonew… (Anche Ventimiglia commissariata? Lo sapremo fra un mese).

In LIGURIA, la ‘NDRANGHETA preferisce le mazzette al kalashnikov

21.10.2011. Il Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta antimafia, Beppe Pisanu, lo aveva anticipato ieri [Malgrado la civiltà dei liguri (!), la mafia ha trovato in Liguria un’area di complicità, una zona grigia che ne facilita l’intrusione] e lo ha ribadito oggi, nella 2^ giornata d’audizione in Prefettura a Genova: La ‘ndrangheta in Liguria c’è, guai a sottovalutarla. Pisanu ha tracciato un quadro preciso su un fenomeno che, su tutto il territorio regionale, ha ormai conseguito posizioni importanti soprattutto nella gestione delle cave*, movimento terra, ciclo rifiuti, mentre altrove si occupa pure d’energia  alternativa e nanotecnologie. Secondo Pisanu, fra le altre organizzazioni criminali la ‘ndrangheta è la più forte, quella con maggior capacità d’espansione; in Liguria s’è organizzata in “locali” guidati da una camera di compensazione e controllo, che coordina la Francia e il Piemonte. RISPETTO AL SUD, e in particolare alla Calabria, dove la ‘ndrangheta ha origine, LA DIFFERENZA STA NEL METODO: Qui, la ‘ndrangheta ha ridotto al minimo l’intervento “militare”, preferendo l’uso di forme più sofisticate, come il guadagno facile e la partecipazione in società per future scalate. In altre parole:  Qui la ‘ndrangheta preferisce le mazzette al kalashnikov. Ad acuire il potere d’infiltrazione e manovra nel tessuto politico e economico c’è la crisi economica, Eldorado delle mafie: Disponendo di denaro in quantità illimitata, la mafia può sedurre aziende e persone in difficoltà; e può così far conquiste più facili di quanto accadrebbe in tempi d’ordinaria vitalità economica e sociale. http://www.genova24.it/2011/10/ndrangheta-in-liguria-pisanu-qui-preferisce-le-mazzette-al-kalashnikov-21752

NB: Quando, negli anni ’80, Gian Piero Buscaglia e la sua famiglia furono costretti a fuggire da Imperia, l’esponente radicale aveva scoperto (e segnalato a chi di dovere, istituzioni e sindacati) strani traffici all’ufficio licenze della locale questura, dove egli lavorava: in particolare, essi riguardavano singolari favori che la polizia offriva a un impresario in odore di mafia, Francesco Filippone, titolare di alcune cave* nel savonese, ma vincitore di appalti per la costruzione di case popolari ad Imperia. Uno di quegli alloggi, comprato a riscatto e poi ultimato dal fratello di Adele Faccio, Cesare, è oggi SEDE del “GRAF”. http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=313256

21.10.2011, LA CONFERMA di Lumia: In effetti, ci sono stati troppi anni di negazionismo in Liguria e molto minimalismo. Con queste parole, Giuseppe Lumia, membro della Commissione antimafia, a margine della 2^ giornata d’audizione della Commissione in Prefettura a Genova, spiega la situazione delle infiltrazioni criminali in Liguria. Bisogna recuperare: in Liguria occorre una mappatura per aver conto delle collusioni tra le varie organizzazioni mafiose che sono tutte operanti e i settori della politica e dell’economia. In Liguria, la mafia ha avuto troppo tempo a propria disposizione per accumular forza nell’economia e quindi ora, come in tutte le realtà dove essa ha puntato a espandersi, sta infiltrando settori della politica. http://www.genova24.it/2011/10/mafia-lumia-in-liguria-troppe-infiltrazioni-mafiose-21730

“Amnistia per la Repubblica: tavolo di raccolta firme davanti al Carcere di Marassi”

servizio di TeleGenova del 9-7-2011 sul presidio tenuto davanti al Carcere di Marassi dalle associazioni Graf e Radicali Genova a favore dell’iniziativa di Marco Pannella e di centinaia di cittadini e detenuti delle carceri italiane per l’Amnistia  –  con intervista a Gian Piero Buscaglia

servizio del TG Regionale della Liguria del 16-8-2011 sulle condizioni del Carcere Sant’Agostino di Savona e sull’iniziativa dei Radicali per l’Amnistia 

video recuperati e caricati da Vincenzo Masia


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